Ago. 23, 2008
Il galà dello spreco è un classico d’agosto. Un moltiplicarsi di concerti, premi letterari per ogni gusto o improbabili spettacoli teatrali prolifera sulle piazze di tutta la penisola o riesce persino a infilarsi nel tardo palinsesto Rai. Ma dietro questi affanni artistici c’è un fiume di denaro pubblico che viene bruciato nel modo più effimero, alimentando fortune private e corti politiche. Adesso a Trieste una controversa inchiesta giudiziaria sta facendo affiorare molti dei meccanismi che mandano avanti questo show business dell’estate italiana. Indagine controversa, perché il manager arrestato con l’accusa di avere truffato 300 mila euro di denaro alle istituzioni è stato poi rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame. Ma gli accertamenti della Guardia di Finanza ricostruiscono le rotte che permettono lo sperpero e i limiti del codice penale. Al centro c’è l’abuso di società no profit: società che godono di tasse agevolate perché fondamentali per fare beneficenza e attività socialmente rilevanti. L’impresario triestino - secondo l’accusa - avrebbe usato una società a guadagno zero presentandosi più volte a bussare cassa: lo stesso progetto veniva finanziato dal Comune, dalla Provincia, da privati così da no-profit diventava triplo-profit. E spesso le stesse fatture venivano fatte pagare due volte senza che municipio o provincia se ne accorgessero. Insomma, soldi due volte buttati via. Dalle carte dell’indagine si scopre il prezzo di questi show: 57 mila euro per una serata ispirata alla Dolce vita, cifre simili per un tributo a Lucio Battisti. E questo mentre tutte le amministrazioni piangono miseria.
L’inchiesta però avrebbe fatto emergere anche i limiti della legislazione attuale sulle società no profit. Nel caso in questione, per esempio, i soci fondatori della sigla di beneficienza erano ignari dell’uso “commerciale” che ne veniva fatto. Ma secondo la tesi della difesa, accolta dal Tribunale del Riesame, per situazioni come queste alle no-profit non si può contestare il reato di truffa. Al massimo, si può formulare un’accusa penale più lieve, che non prevede l’arresto. Insomma, una doppia beffa. Che rischia di danneggiare tutte le ditte che fanno seriamente attività no profit. E pensare che sono solo canzonette… E non dobbiamo andare molto lontano per sentire queste cose…
L’inchiesta però avrebbe fatto emergere anche i limiti della legislazione attuale sulle società no profit. Nel caso in questione, per esempio, i soci fondatori della sigla di beneficienza erano ignari dell’uso “commerciale” che ne veniva fatto. Ma secondo la tesi della difesa, accolta dal Tribunale del Riesame, per situazioni come queste alle no-profit non si può contestare il reato di truffa. Al massimo, si può formulare un’accusa penale più lieve, che non prevede l’arresto. Insomma, una doppia beffa. Che rischia di danneggiare tutte le ditte che fanno seriamente attività no profit. E pensare che sono solo canzonette… E non dobbiamo andare molto lontano per sentire queste cose…
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Ago. 23, 2008
POLONIA - Ragazzi e ragazze sono pazientemente in fila, da stamattina, di fronte ad alcuni negozi polacchi, nel primo giorno di commercializzazione dell’iPhone. Sembra la scena già vista in America e in Italia, in occasione del lancio del telefono di ultima generazione della Apple, che ha scatenato una vera e propria corsa all’acquisto tra moltissimi appassionati. Ma stavolta, in Polonia, temendo un flop, con conseguente danno di immagine, proprio nel primo giorno di vendita, si è deciso di far ricorso ad alcuni figuranti retribuiti. In tutto alcune decine di persone, pagate dal principale operatore mobile del Paese, la Orange.
In prevalenza giovani, tutti molto professionali: si sono, infatti, presentati sul luogo di lavoro con tanto di zainetto e sedie pieghevoli, per ricreare quelle scene le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, nel giorno del primo lancio sul mercato americano.
E’ stato lo stesso portavoce della compagnia telefonica del Paese est-europeo ad ammettere candidamente di aver fatto ricorso a questo espediente, nella speranza di far incuriosire i clienti, quelli veri. “Le file sono davanti a 20 negozi, sparsi in tutto il Paese, per far accrescere l’interesse verso il prodotto”, ha spiegato. Il timore, nelle settimane che hanno preceduto il lancio dell’iPhone in Polonia, è che non troppe persone siano pronte a metter mano al portafogli, per accaparrarsi l’ultimo gioiellino dell’azienda di Steve Jobs.
Il principale ostacolo ad una diffusione capillare del prodotto, in Polonia, sono le tariffe offerte dalla compagnia telefonica per l’abbonamento e il prezzo dello stesso apparecchio, decisamente non alla portata di tutte le tasche.
Per reclutare le comparse sono stati affissi, in giro per la città, normalissimi volantini, con un numero da chiamare per segnalare la propria disponibilità. Ma la decisione di far ricorso a dei finti clienti non è stata presa dall’altra compagnia telefonica polacca, la Era-Tmobile, che venderà, sempre a partire da oggi, il telefonino. Il sospetto che delle comparse fossero stati assunte per dare maggior effetto al lancio di iPhone era sorta già l’11 luglio in Svezia. La compagnia telefonica Telia Sonera, che però ha sempre smentito questa circostanza, non avrebbe dato corso al piano, grazie al fatto che le code si erano poi formate spontaneamente.
La Apple ha riferito di aver venduto circa un milione di nuovi iPhone negli Stati Uniti nel primo fine settimana seguito al lancio sul mercato. L’11 luglio, il telefonino è stato messo in vendita in 22 Paesi; il 17 luglio è toccato alla Francia e, sempre secondo quanto riferisce l’azienda, il 22 agosto è stato lanciato in altri 20 Paesi. L’obiettivo dichiarato nei mesi scorsi dalla Apple è quello di avere l’iPhone in commercio in una settantina di nazioni entro fine 2008. E, quanto alle vendite, si vuole arrivare a 10 milioni di telefonini nel 2008. Anche se l’iphone mi sembra un telefonino inutile sotto certi aspetti perchè manca di funzioni normali come inoltrare sms e del bluetooth.
E’ stato lo stesso portavoce della compagnia telefonica del Paese est-europeo ad ammettere candidamente di aver fatto ricorso a questo espediente, nella speranza di far incuriosire i clienti, quelli veri. “Le file sono davanti a 20 negozi, sparsi in tutto il Paese, per far accrescere l’interesse verso il prodotto”, ha spiegato. Il timore, nelle settimane che hanno preceduto il lancio dell’iPhone in Polonia, è che non troppe persone siano pronte a metter mano al portafogli, per accaparrarsi l’ultimo gioiellino dell’azienda di Steve Jobs.
Il principale ostacolo ad una diffusione capillare del prodotto, in Polonia, sono le tariffe offerte dalla compagnia telefonica per l’abbonamento e il prezzo dello stesso apparecchio, decisamente non alla portata di tutte le tasche.
Per reclutare le comparse sono stati affissi, in giro per la città, normalissimi volantini, con un numero da chiamare per segnalare la propria disponibilità. Ma la decisione di far ricorso a dei finti clienti non è stata presa dall’altra compagnia telefonica polacca, la Era-Tmobile, che venderà, sempre a partire da oggi, il telefonino. Il sospetto che delle comparse fossero stati assunte per dare maggior effetto al lancio di iPhone era sorta già l’11 luglio in Svezia. La compagnia telefonica Telia Sonera, che però ha sempre smentito questa circostanza, non avrebbe dato corso al piano, grazie al fatto che le code si erano poi formate spontaneamente.
La Apple ha riferito di aver venduto circa un milione di nuovi iPhone negli Stati Uniti nel primo fine settimana seguito al lancio sul mercato. L’11 luglio, il telefonino è stato messo in vendita in 22 Paesi; il 17 luglio è toccato alla Francia e, sempre secondo quanto riferisce l’azienda, il 22 agosto è stato lanciato in altri 20 Paesi. L’obiettivo dichiarato nei mesi scorsi dalla Apple è quello di avere l’iPhone in commercio in una settantina di nazioni entro fine 2008. E, quanto alle vendite, si vuole arrivare a 10 milioni di telefonini nel 2008. Anche se l’iphone mi sembra un telefonino inutile sotto certi aspetti perchè manca di funzioni normali come inoltrare sms e del bluetooth.
