1.    Lo scorso 28 aprile la Prima Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza su un rinvio pregiudiziale ex art 267 TFUE da parte della Corte di Appello di Trento per verificare se il reato di cui al comma 5 quater dell’art. 14 del D. Lgs. 286/1998 (Reato di Immigrazione Clandestina) è compatibile con gli artt. 15 e 16 della direttiva 115/2008/CE del Parlamento e del Consiglio (che per comodità chiameremo direttiva “Rimpatri”) in tema di rimpatri di cittadini irregolari di Paesi Terzi, alla quale il nostro Paese e tutti gli Stati Membri dell’UE avrebbero dovuto dare attuazione entro lo scorso 24 Dicembre. Ad oggi lo Stato Italiano non ha dato attuazione a tale direttiva dell’Unione Europea.

2.    Il comma 5 – quater dell’art. 14 del d. lgs. 286/1998 recita: “Lo straniero destinatario del provvedimento di espulsione di cui al comma 5-ter e di un nuovo ordine di allontanamento di cui al comma 5-bis, che continua a permanere illegalmente nel territorio dello Stato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.”
L’art. 15 della direttiva “Rimpatri” prevede che “Gli Stati membri possono trattenere il cittadino di un paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio soltanto per preparare il rimpatrio e/o effettuare l’allontanamento solo in alcuni casi particolari quali il rischio di fuga o il cittadino ostacola il rimpatrio. Lo stesso trattenimento ha durata necessaria per assicurare l’esecuzione dell’allontanamento e massima di sei mesi ed è prolungabile solo in alcuni casi.”
L’art. 16 prevede: “Il Trattenimento avviene di norma in appositi centri di permanenza temporanea. Qualora uno Stato membro non possa ospitare lo straniero in un apposito centro e debba sistemarlo in un istituto penitenziario, i cittadini di Paesi Terzi trattenuti sono tenuti separati dai detenuti ordinari.”

3.    La Corte di Lussemburgo ha statuito che la pena prevista dall’art. 14 comma 5 quater del D.lgs 286/1998 rischia di compromettere la realizzazione dell’obiettivo della Direttiva “Rimpatri”. La reclusione non instaura una politica efficace di allontanamento e rimpatrio dei cittadini di Paesi Terzi con soggiorno irregolare, quindi la normativa italiana osta alle norme italiane in materia di immigrazione.

4.    La motivazioni della Corte di Giustizia dell’UE sono stati le seguenti: La normativa italiana non rispetta i principi di proporzionalità ed efficacia per quanto riguarda i mezzi coercitivi impiegati, così come previsto dal  Considerando 13 della direttiva. Seconda motivazione della Corte del Lussemburgo è la seguente: “Lo Stato deve limitarsi ad adottare quelle misure coercitive finalizzate al conseguimento dell’obiettivo”. L’obiettivo della direttiva non è sanzionare il cittadino di Paese Terzo irregolare, ma di allontanarlo e di rimpatriarlo al Paese di origine. Una misura di reclusione di tale gravità è in contrasto con l’obiettivo della direttiva perché non attua il rimpatrio ma lo trattiene ulteriormente nel territorio del Proprio Stato.

5.    Intanto bisogna affermare che lo Stato Italiano non è stato condannato, in quanto la sentenza è stata emessa per un rinvio pregiudiziale da un giudice interno che ha chiesto ausilio ai giudici europei per l’interpretazione e la conformità del diritto dell’Unione Europea con quello interno. Adesso il giudice della Corte di Appello di Trento dovrà disapplicare le norme italiane in contrasto con la direttiva “Rimpatri”.

6.    Ma è bene precisare una questione: Il Giudice del Lussemburgo non ha detto che l’ordinamento italiano non può prevedere sanzioni penali a carico degli immigrati clandestini, ma che l’attuale ordinamento è in contrasto con le norme dell’UE e quindi va disapplicato. Un po’ come ha fatto la nostra Corte Costituzionale che ha dichiarato la sola aggravante di clandestinità in contrasto con l’art. 3 Cost, ma non il reato di immigrazione clandestina.

7.    Ultima considerazione personale è che la prima sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea è presieduta da un Italiano che è il Prof. Antonio Tizzano e di certo non è una Toga Rossa…

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Al segretario Nazionale del PD Pierluigi Bersani,

Al segretario Regionale del PD Giuseppe Lupo,

Al segretario Provinciale del PD Giovanni Cafeo,

Al coordinatore di Circolo del PD Annunziata Tronco,

Al segretario Nazionale dei GD Fausto Raciti,

Al segretario Regionale dei GD Salvo Nicosia,

Al Segretario Provinciale dei GD Antonino Campisi,

Agli iscritti e dirigenti del PD di Lentini,

Agli iscritti dei GD di Lentini,

All’On. Bruno Marziano,

All’On. Roberto De Benedictis,

Lentini, 29 – 04 – 2011

Cari Democratici,

Non avrei mai pensato di lasciare l’incarico di segretario di Circolo di una giovanile di Partito che ho costruito insieme a tanti compagni di viaggio con cui ho condiviso tantissime esperienze in questi anni di militanza ed esperienza politica.

Sapevo che costruire questo partito sarebbe stato difficile, ero consapevole che non sarebbe stato semplice condividere idee storicamente diverse sotto l’ala del Riformismo. Ho scelto di costruire e fondare il Partito Democratico perché doveva essere il partito per chi avesse trent’anni nel 2020 e invece è un partito che non lascia spazio a chi ne ha venti o trenta oggi.

Ho sacrificato il mio tempo, i miei studi e il mio tempo libero per costruire una giovanile forte, una giovanile che non esiste più a causa degli errori degli adulti, delle scelte politiche sbagliate. A gennaio abbiamo espresso una posizione forte a favore delle Primarie, il PD è il partito nato da questo strumento e tutti si sono sentiti delusi da questa scelta di non scegliere il candidato Sindaco del PD dalle Primarie. Non posso dimenticare le file di giovani al nostro seggio per le Primarie Costitutive dei Giovani Democratici. Ben 253 Giovani tra i 14 e i 29 anni votarono alle nostre primarie, giovani che non si riconoscono più in questo progetto politico, stanchi e delusi.

Abbiamo commesso sicuramente degli errori, potevamo essere più incisivi ma una cosa è certa: i giovani potevano essere più considerati e resi più partecipi nella vita politica del nostro partito. Ho provato e riprovato a lanciare più volte messaggi chiari a questo partito a cui tengo spesse volte non ascoltato o intese male. Ho chiesto più volte di surrogare i membri del Coordinamento di Circolo che si sono dimessi poco più di un mese fa con dei giovani di diretta rappresentanza dei Giovani Democratici, ma ad oggi nessuna risposta in merito.

Sinceramente mi dispiace lasciare l’incarico di segretario cittadino dei Giovani Democratici della città di Lentini ma non ho altra scelta in quanto sono coerente col mandato espresso dal congresso del 21 Marzo 2010. Il Partito non è stato in grado di dare risposte alla propria militanza giovanile, decretando la fuori – uscita di quasi la totalità di coloro che hanno costruito questa giovanile. Pertanto consegno il mio mandato nelle mani del Segretario Provinciale dei Giovani Democratici Nino Campisi.

Antonino Landro

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Dic. 31, 2010

Come ogni anno si giunge alla fine dell’anno e mi trovo a scrivere pensieri per quest’anno appena trascorso e per quello che inizierà stasera a mezzanotte.

Il 2010 che è passato è stato un anno particolare, un anno in cui si sono avute varie vicissitudini alcune prevedibili altre completamente immaginabili.

È stata la stagione dei congressi di tutte le organizzazioni politiche di cui faccio parte. Siamo riusciti a realizzare il congresso regionale della Rete degli Studenti, cosa che non siamo mai riusciti a fare con grande contentezza in ognuno di noi arrivati a Palermo quel 21 febbraio scorso.

Si è anche svolto il Primo Congresso dei Giovani Democratici di Lentini che mi ha eletto segretario di Circolo dell’Organizzazione giovanile del Partito Democratico, ruolo che sono onorato di svolgere ma nella consapevolezza che questo gruppo di giovani ha le capacità, io in primis, di svolgere meglio questo ruolo.

Ho anche ripreso a svolgere attività giornalistica come collaboratore e corrispondente della mia zona della nuova web-tv chiamata WebMarte.tv con la quale ho riacquisito lo slancio di fare giornalismo e informazione che avevo perso da qualche tempo.

Si sono svolte anche le elezioni universitarie e delle stesse non posso lamentarmi, la lista del Partito Democratico è riuscita ad uscire prima lista nella Facoltà di Giurisprudenza di Catania, storica roccaforte di destra.

La stagione degli esami all’università è stata dura ma sono riuscito nell’impresa che mi ero prefissato ad inizio anno anche se qualche voto in più non mi sarebbe dispiaciuto…

Alla fine della sessione estiva ho anche partecipato alla Scuola di Politica della Fondazione “Democratica” presieduta da Walter Veltroni, alla presenza dello stesso, dell’On. Leoluca Orlando, dell’On. Salvatore Vassallo, Vannino Chiti, Nichi Vendola e altri… Esperienza rilassante (un posto dove non faceva caldo in piena estate) e che mi ha permesso di conoscere qualche cosa in più (che non guasta mai) e di allargare le mie amicizie che stringo sempre con piacere.

Ma oltre alle cose positive, è stato un anno di numerose questioni negative personalmente e per la collettività. È stato un anno in cui la disoccupazione e la cassa integrazione è cresciuta in maniera esorbitante, con numerosi problemi per le famiglie che sono sempre più in difficoltà.

L’11 Giugno del 2010 è stato siglato un accordo tra la FIAT e CISL, UIL e UGL e quindi con l’esclusione del maggiore sindacato italiano. L’accordo prevede che la produzione della FIAT Panda rientrasse in Italia, nello stabilimento di Pomigliano D’Arco nello specifico, ma che i lavoratori limitassero i loro diritti che si sono conquistati nel tempo: meno indennità di malattia garantita dall’impresa, limitazione del diritto di sciopero (coloro che firmano il contratto e quindi i tesserati dei tre sindacati firmatari che scioperano possono essere licenziati), disponibilità a effettuare lavoro straordinario senza essere retribuiti e tante altre limitazioni previste da questo nuovo contratto, tra cui niente rappresentanza sindacale nelle elezioni delle RSU a chi non firma i contratti, contravvenendo al Protocollo Ciampi del 1993 e all’accordo quadro del 2008. A questo si deve aggiungere che è stata creata una New Co. del Gruppo FIAT che non ha assegnato la propria delega a Confindustria e quindi si svincola dal Contratto Nazionale di Categoria sottoscritto nel 2009. Il problema principale che si pone è il seguente: tale accordo non è firmato in una impresa qualsiasi ma dalla più grande impresa italiana creando un precedente con tutte le altre imprese che si arrogheranno il diritto di creare accordi del genere, distruggendo sempre più diritti che gli operai si sono creati.

A questo si devono aggiungere i regali di Natale dati dalla maggioranza di Governo e dagli stessi sindacati che hanno combinato il Papocchio a Pomigliano.

Il 23 dicembre è stata approvata definitivamente dal Senato la Riforma Gelmini sull’Università. Una riforma che penalizza gli studenti provenienti dalle classi socialmente più deboli e che pone un concetto di merito che non tiene conto degli studenti privi di mezzi ma che comunque hanno capacità pari o addirittura superiori alle classi più abbienti. Penalizza i ricercatori precari che sono il motore della nostra università. Dicono che è contro le parentopoli e le Baronie ma non è così, questa riforma rafforza il potere di certe famiglie. L’art. 3 Comma 2 Lett. B dell’ormai Legge prevede il voto ponderato dei docenti ordinari con provate competenze nell’elezione del rettore e diminuisce il potere degli studenti nell’elezione dei Rettori delle Università. Con l’ingresso dei privati all’interno dei Consigli di Amministrazione, le università diventeranno l’ennesimo luogo di riciclaggio di denaro sporco della criminalità organizzata.

Il 24 dicembre è stato riproposto e sottoscritto l’accordo di Pomigliano anche a Mirafiori. Così da rendere sempre più i lavoratori con meno diritti e così da essere messi sotto scacco da una impresa forte come la FIAT.

Adesso che 2011 ci attende?? Ci attende un 2011 che ci vedrà, noi lentinesi, alle prossime elezioni amministrative che saranno durissime sotto ogni punto di vista. Un 2011 che dovrà davvero essere o il trampolino di lancio verso la vera fine della crisi economica della globalizzazione o l’inizio di una crisi economica davvero irreversibile.

Speriamo che il 2011 non sia un anno, come quello appena passato, di limitazione di diritti dei più deboli. Di operai, di studenti meno abbienti. Speriamo che sia un anno in cui ognuno sia veramente libero di poter dire quello che pensa, di fare quello che ritiene più opportuno e consono alle proprie capacità. Un anno in cui le famiglie non siano tormentate dalla disoccupazione…

L’augurio che faccio è questo… Buon 2011 a TUTTI!!!

ANTONINO LANDRO

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