Riparte la macchina per il salvataggio dell’Alitalia. Il sorriso stampato sulle labbra dell’a.d. di Intesa SanPaolo, Corrado Passera al termine del lungo incontro che si è tenuto lunedi’ 25 agosto nella sede milanese dell’istituto (advisor del Governo) non è solo l’effetto benefico della pausa estiva ma anche il segnale che ormai il più sembra fatto: il piano è pronto, ed è stato presentato alla cordata composta da una decina di imprenditori disposti a investire in una newco che acquisisca le attività più redditizie di Alitalia. Costituiranno il “nocciolino duro” della nuova compagnia ma le adesioni restano aperte anche ad altri, magari quando scatterà la “fase2″ che non potrà prescindere da una solida alleanza con un partner internazionale. Tra gli indiziati c’è Lufthansa che però non ha commentato i rumors.

L’incontro alla Ca’ de Sass

Alla Ca’ de Sass in via Monte di Pietà, sede storica milanese della banca scelta dal Governo come advisor per trovare una soluzione alla delicata situazione della compagnia di bandiera, si è tenuta dunque la prima riunione formale degli imprenditori che si sono detti disponibili ad entrare nella cordata. A loro è stato illustrato - dall’ad in pectore Rocco Sabelli - il piano «Fenice», messo a punto dall’advisor nel corso dell’estate. Secondo le indiscrezioni, il piano prevede un’offerta per la parte sana della compagnia di bandiera e per il pacchetto di controllo di Air One con un numero ancora imprecisato di esuberi. Si tratterà comunque di alcune migliaia: nelle scorse settimane le ipotesi peggiori parlavano di 6mila dipendenti di troppo, secondo il piano. Ma queste indiscrezioni finora non hanno trovato conferme. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, interpellato al Meeting di CL in corso a Rimini, ha rinviato a dopo l’approvazione del piano il momento in cui dovrà occuparsi dello scottante dossier. Il gruppo dei dieci investitori che hanno preso parte all’incontro - spiegano fonti finanziarie - rappresenta il nuclo principale del capitale della nuova società che rileverebbe le attività di Alitalia. La lista resta comunque aperta a ulteriori contributi. Prima di procedere, a questo punto, sono necessari alcuni passaggi formali a cominciare dalla modifica della Legge Marzano che potrebbe andare in Consiglio dei Ministri giovedì 28 agosto in forma di decreto legge: la modifica consentirebbe di separare in tempi rapidi Alitalia in due società: una “bad company” con le attività in perdita e una “new company” che dovrebbe passare alla nuova cordata. Il giorno successivo è già convocata una riunione del cda Alitalia. L’incontro si è concluso dopo oltre tre ore. All’uscita nessuno dei partecipanti all’incontro ha rilasciato dichiarazioni, contrariamente a quanto era avvenuto all’entrata. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, il patron di Equinox, Salvatore Mancuso, l’amministratore delegato di Atlantia e di Autostrade Giovanni Castellucci (gruppo Benetton), il patron di Air One Carlo Toto, l’armatore Gianluigi Aponte, Fausto Marchionni del gruppo Ligresti, l’industriale siderurgico Emilio Riva (che però all’ingresso, come Castellucci) ha negato di essere in Intesa Sanpaolo per parlare di Alitalia). Il piano «Fenice» prevede che nel capitale della nuova Alitalia entrino anche Marcellino Gavio, il Fondo Clessidra (rappresentato all’incontro da Sandro Grimaldi) l’imprenditore Marco Fossati (della famiglia cha ha fondato al Star), e il gruppo fiorentino Fingen, fondato dai fratelli Fratini e attivo nell’immobiliare e nell’abbigliamento.

Alla riunione ha preso parte anche Roberto Colaninno, intercettato al termine dell’incontro nella veranda del centralissimo Caffè Trussardi assieme a Sabelli. «Alitalia? Io sono a Milano per vedere il Duomo. Chiedete a Banca Intesa», ha detto Colaninno. Alla riunione hanno partecipato anche il responsabile corporate di Intesa Sanpaolo Gaetano Miccichè e il consulente del Governo, Bruno Ermolli.

Posted by Antonino Landro in Senza categoria | No Comments

La saga Alitalia sta assumendo le dimensioni della farsa. Sembra che al governo delle migliaia di famiglie che da mesi vivono con il fiato sospeso per le sorti della compagnia di bandiera non interessi proprio nulla. Dopo aver cinicamente bloccato in campagna elettorale l’unica soluzione concreta che aveva preso forma, costringendo di fatto Air France ad abbandonare ogni tipo di trattativa, oggi la situazione è più confusa che mai, nonostante i ripetuti annunci fatti da vari esponenti del governo. La sostanza comunque è chiara: le “cordate” sventolate a marzo e aprile sono rimaste dei sogni irrealizzati e le soluzioni oggi percorribili sono molto più ridimensionate rispetto a quella di Air France, che prevedeva circa 2.000 –contro una cifra probabilmente triplicata, oggi si va dai 5.000 ai 7.000 esuberi – ed un piano di rilancio industriale. E quali sono le prospettive a oltre tre mesi dalle elezioni? Il governo è confuso e spaccato. Berlusconi annuncia il miracolo e parla di soluzione pronta, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito parla invece di uno o due mesi precisando che “da un punto di vista formale non ci sono elementi di novità rispetto alla passata audizione del ministro Tremonti il 25 giugno”. E il titolare dell’Economia Giulio Tremonti decide di non presentarsi per riferire alla Camera, “in assenza di rilevanti novità”. Parlerà, ha annunciato Vito, il 10 settembre davanti alle commissioni Trasporti e Bilancio di Montecitorio. Un’irresponsabilità che lascia sconcertato Pier Luigi Bersani, il ministro ombra del Partito democratico per l’Economia, per il quale il governo sta dimostrando “disprezzo per il Parlamento nella gestione della questione di Alitalia. Parla Vito mentre avremmo voluto ascoltare il ministro azionista (Tremonti) o il ministro dello Sviluppo Economico. Insomma qualcuno titolato a decidere. Dopo le elezioni non abbiamo ancora sentito una volta l’azionista di Alitalia, che venga a dirci cosa intende fare”. E il 7 agosto Berlusconi da Napoli rivendica di aver salvato al compagnia dal piano parigino che secondo lui prevedeva 7.000 esuberi. Bersani non ci sta: “E’ una menzogna. Air France prevedeva solo 2150 esuberi. Alla ricerca di un atterraggio politicamente e sindacalmente morbido si continua a far circolare la leggenda dei 7000 esuberi del piano Air France”. Mentre il senatore Enrico Morando parla di farsa: “Il presidente del Consiglio in decine di dichiarazioni ha sempre sostenuto che la soluzione per Alitalia era pronta. Ora il ministro Vito viene in commissione a dirci che la soluzione sarà comunicata tra un mese o due. Bisogna che si mettano d’accordo nel governo per evitare che da una tragedia qual’è la vicenda Alitalia passi alla farsa”. Insomma troppe indiscrezioni e mai una parola definitiva o “una notizia realistica. Servono invece risposte”. Soprattutto alle otto domande poste da Morando durante i lavori delle commissioni. 1) E’ vero o no - aveva chiesto Morando- che il piano di Banca Intesa ha bisogno di rilevanti modifiche della legge Marzano? 2) E’ vero o no che il piano di Banca Intesa, fondandosi su un integrazione con Air One, creerà un nuovo monopolio? 3)Se è così come potrà l’antitrust italiano o europeo non imporre la vendita di alcuni voli sulla tratta Roma-Milano? 4) Come potrebbe reggere la nuova compagnia che oggi guadagna solo su quella rotta? 5) Ed ancora sul tema esuberi: il piano Air france parlava di 2120 esuberi, e 3300 lavoratori in Az servizi Fintecna a cui per 5 anni la compagnia nuova avrebbe garantito la certezza del lavoro. Le indiscrezioni sul piano di Banca intesa parlano di 5000-8000 esuberi secchi. Dove questa ricostruzione è sbagliata? 6) E’ vero o no che il piano di Banca Intesa non prevede un partnership con un player straniero? 7)Può esistere secondo governo una grande compagnia senza partership internazionale? 8) E se non può esistere, qual e’ il player coinvolto nelle trattative”? Dal governo invece che riposte sono arrivate sparate propagandistiche, come quella di Silvio berlusconi. “Quanto aspetteremo per una soluzione? Non molto. Stiamo lavorando. Faremo un altro miracolo e regaleremo all’Italia una ’sua’, profittevole, compagnia di bandiera”. Ma non lo ha detto al parlamento, ne parla in un’intervista a Chi.

Posted by Antonino Landro in Senza categoria | No Comments