CATANIA - Il Ministero dell’Economia ha calcolato che servono 300 milioni di euro per evitare che il Comune di Catania scongiuri il dissesto economico. Una cifra “irrisoria” che non c’è perchè sono troppi e anche se sono stati chiesti 70 milioni al consiglio dei ministri non basterebbero per tappare la voragine che c’è a Palazzo degli Elefanti. Ha sicuramente Enzo Bianco quando dice che ad intervenire deve essere lo stesso Silvio Berlusconi perchè nell’ultimo decennio è stato il Cavaliere a scegliere gli amministratori in città e provincia, il Presidente vuole inviare subito 70 milioni di euro a Catania, ma Tremonti (probabilmente anche la Lega Nord) è contrario perchè questi soldi sono insufficienti e allungherebbero solo di qualche mese l’agonia della città. I tecnici del Ministero dell’Economia pensano che la via migliore sia completare il dissesto, liquidare i creditori e ripartire. Ma la città non vuole questo e soprattutto non lo vuole Berlusconi, oggi ci sarà un vertice nazionale di tutto il centro-destra e cercare di risolvere il caso Catania.

Cercare di risolvere il problema è difficilissimo, perchè 300 milioni non sono pochi e soldi non ce ne sono, nè a Catania, nè a Palermo, nè a Roma ma sicuramente è questa la risoluzione del programma politico berlusconiano a Catania, quindi viene da riflettere che se è successo a Catania potrebbe succedere anche a Roma ripercuotendosi a livello nazionale, intanto a Catania iniziano a pregare S. Agata.

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CATANIA - È stato tolto alla madre e affidato alle cure paterne. Motivo? Militava nelle fila di Rifondazione Comunista. La decisione è dei giudici di Catania. Lui è M. P., 16 anni, residente nella città etnea. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all’ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all’educazione del ragazzo il quale ha “la tessera d’iscrizione a un gruppo di estremisti”. Insieme a M. P. è stato tolto alla madre anche il fratello più piccolo. Elencati nel dossier del tribunale ci sono la tessera, con il costo dell’adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase “No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan”. C’è inoltre la parodia di una canzone dei Finley “Adrenalina”, ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre. Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata. Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono. E il figlio? “Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico, greco, latino e filosofia, d’altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?”.
Ditemi voi se ormai è possibile vivere con la propria identità politica e poi il presidente del consiglio dice che le toghe italiane sono tutte rosse. (lasicilia.it)

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