Set. 6, 2008
Per fortuna che c’è l’Ocse. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo sbugiarda il maestro unico della Gelmini. La scuola elementare italiana è una delle migliori al mondo, sostiene il rapporto che rapporta i paesi del mondo. Il problema? Non la disciplina, ma i bassi stipendi degli insegnanti.
L’Italia investe più della media Ocse negli alunni delle elementari ma perde poi terreno a livello di studi secondari e finisce nelle retrovie per le spese in licei e università. Alla boa dei 15 anni, gli studenti italiani si ritrovano così svantaggiati rispetto ai pari-età Ocse soprattutto nelle materie scientifiche e il loro rendimento misurato dall’indice P.i.s.a. È nettamente inferiore alle media ocse a 475 punti contro i 500 della media e i 563 dei primi della classe, i finlandesi. Sono queste alcune delle conclusioni del rapporto sulla scuola pubblicato a Parigi dall’Ocse.
Secondo i dati dell’organizzazione di Parigi, l’Italia spende 6.835 dollari per ogni suo alunno del ciclo primario contro una media Ocse di 6.252 dollari. A livello secondario il vantaggio tuttavia è già annullato con una spesa per studente pari a 7.648 dollari e una media Ocse di 7.804 dollari. Ma è al terzo gradino della scala educativa, che si produce il gap: a fronte di una media Ocse di 11.512 dollari, in Italia la spesa si assesta a 8.026 dollari. Un dato questo che tuttavia deve tener conto dell’anomalia Stati Uniti dove i prezzi delle università superano ampiamente i 20.000 dollari l’anno facendo dunque salire la media Ocse. In Italia, nota l’Ocse, i prezzi sono invece calmierati dal fatto che gli stanziamenti statali a favore delle università crescono solo modestamente e al tempo stesso gli atenei pubblici non possono aumentare oltre una certa soglia le rette che fanno pagare agli studenti. Un duplice trend che rischia di risultare in uno scadimento di lungo periodo dell’istruzione universitaria. Le cifre, prosegue l’Ocse, possono inoltre essere lette in diverse maniere. L’Italia infatti spende cumulativamente per ogni suo studente tra i 6 e i 15 anni 70.126 dollari, oltre 2mila in più della media Ocse di 67.895 dollari ma se si guarda all’incidenza delle spese in istruzione rispetto al pil, l’italia appare in netto ritardo. Mentre la media delle principali economie mondiali investe il 5,8% del pil nel proprio sistema scolastico, in italia questa percentuale scende al 4,7%. E ancora: se tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola nell’Ocse sono aumentati del 41%, in Italia l’incremento è rimasto contenuto al 12%.
A livello di stipendi pagati agli insegnanti, l’Italia offre remunerazioni relativamente basse al suo corpo docente. Lo stipendio di un maestro di scuola elementare con 15 anni di esperienza si assesta attorno ai 29.287 dollari, in sesta posizione nella classifica Ocse ma con un trend che preoccupa: gli stipendi infatti crescono ogni anno meno della media Ocse. Se tra il 1996 e il 2006 gli stipendi in Italia sono cresciuti dell’11%, nei paesi Ocse l’incremento medio è stato del 15%.
A sorpresa i docenti e gli istituti scolastici sembrano invece godere della fiducia dei genitori. Secondo le indagini Ocse, infatti, l’80% dei genitori degli studenti di 15 anni sono convinti che gli standard degli istituti seguiti dai figli siano buoni o molto buoni contro una media Ocse del 77%. Per quanto riguarda la formazione degli adulti, la percentuale di italiani di età compresa tra i 25 e i 34 che persegue o hanno completato studi terziari rimane ampiamente al di sotto della media euro: 17% contro il 33% Ocse. L’introduzione della laurea breve ha permesso all’Italia di raddoppiare la percentuale di quanto finiscono gli studi universitari, dal 19% al 39% contro una media Ocse del 37% ma l’Italia rimane indietro negli studi più brevi per la qualificazione professionale al lavoro.L’Italia inoltre continua ad avere il maggior numero di studenti che non terminano gli studi universitari: in Italia arriva alla laurea solo il 45% degli iscritti al primo anno contro una media Ocse del 69%. L’università italiana infine rimane una destinazione secondaria per gli studenti internazionali. Nel 2006, su un totale di 2,9 milioni di studenti stranieri che hanno scelto di trascorrere un anno di formazione all’estero, solo il 2% ha deciso di venire in Italia. A paragone il 20% è andato negli usa, il 9% in Germania e l’8% in Francia.
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Ago. 25, 2008
ROMA — Le scuole del Sud e la Gelmini. Ogni volta che il ministro tocca l’argomento è polemica. Ma lei insiste. L’ultima battuta: «Nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell’istruzione », ha provocato una sollevazione anche tra le file della sua maggioranza.
«Non ho mai detto che gli insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola italiana. È un’idiozia. Esistono docenti bravi in Lombardia e in Sicilia — si difende la Gelmini —. Io mi riferivo alle scuole, non agli insegnanti, sono due cose diverse». La qualità dell’istruzione che intende il ministro è quella valutata dai test triennali Ocse Pisa (matematica, scienze, comprensione del testo), riservati a un campione di quindicenni dei Paesi sviluppati. Un vero incubo per i recenti inquilini di viale Trastevere, visto che finiamo più o meno agli ultimi posti. «Per colpa di alcune scuole del Sud e in misura minore anche al Nord», ricorda la Gelmini in ansia per l’approssimarsi della prossima sfida.
È nata così l’idea di corsi riservati ai professori delle scuole del meridione. Non per insegnare il mestiere di insegnante a chi lo sa fare, ma per trasformare i docenti in coacher nel gioco dei test a risposta multipla e migliorare così le prestazioni dei nostri ragazzi che in materia di quiz non brillano anche per mancanza di pratica. L’idea sarebbe quella di utilizzare gli eserciziari dell’Ocse Pisa. Ma la polemica è esplosa ugualmente.
Protesta la Sicilia. Per il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, alleato del Pdl «è assai grave che ci si esprima in questi termini “razzisti” parlando di uomini e donne del Sud. Non è necessario scomodare la storia o la letteratura per trovare, tra i meridionali, figure di straordinario rigore etico ed enorme valore morale e intellettuale ». Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dà ragione alla Gelmini: «Ci sono scuole eccellenti sia al Nord che al Sud e lo stesso vale per le pessime. Non mi sfugge, però, la realtà di una scuola al Sud che ha più difficoltà ». Per Maurizio Lupi (Pdl), «la sinistra strumentalizza le parole del ministro Gelmini, che da mesi sta lavorando per rendere funzionale un sistema palesemente inefficiente>>
Tutto il Pd attacca il ministro. «Le dichiarazioni che il ministro Gelmini si è affrettata a ritrattare con la formula di rito che si usa quando ci si accorge di averla fatta grossa, è preoccupante perché rivela le intenzioni reali di questo governo». A parlare è Maria Pia Garavaglia, senatrice del Pd e ministro ombra dell’Istruzione.
La scuola italiana ha numerosi problemi perchè non vengono investiti adeguati fondi e la politica per spot del Ministro Gelmini non da sicuramente frutti concreti. Per la scuola italiana ci vuole una Legge Quadro Nazionale per il diritto allo studio che garantisca aiuti ai bisognosi e ai meritevoli che non finanzi direttamente e indirettamente le scuole private eliminando anche una disparità che esiste tra le Regioni che sono in possesso di una Legge regionale adeguata (Toscana ed Emilia Romagna) e regioni che sono in possesso ma non sono adeguate (Veneto) e molte regioni che non ne hanno (Sicilia, Calabria, etc…).
Caro Ministro, sappiamo che lei è inesperiente e non è mai entrata in una scuola ma rifletta prima di parlare e dia i fondi necessari alle scuole italiane aumentando la qualità. Per ulteriori informazioni visitate il sito della Rete degli Studenti. www.retedeglistudenti.it
