Ago. 27, 2008
ROMA - La scuola tra poco riapre i battenti ma quest’anno saranno più sconfortati i genitori degli alunni. I prezzi dei libri, infatti, quest’anno hanno raggiunto nuove vette. Non bastano l’Antitrust e i tetti limite del ministero: sette scuole su dieci per il biennio superiore sfiorano i budget stabiliti. E i libri per le scuole medie costeranno il 20% in più rispetto al tetto previsto dai decreti ministeriali. Ma alcune famiglie dovranno spendere addirittura il 30-40% in più rispetto al 2007. E’ la denuncia del Dipartimento Junior del Movimento difesa del cittadino che alle porte di settembre ha presentato l’indagine annuale sui costi dei testi per medie e superiori in quattro città italiane: Milano, Bologna, Roma e Palermo. “Abbiamo calcolato una spesa media di 1.500 euro per i 5 anni di un liceo classico e di 835 euro per un professionale” spiega Silvia Landi di Adiconsum “senza contare però la spesa per vocabolari e altre aggiunte”. Previsioni che più o meno coincidono con la ricerca del Movimento difesa del Cittadino: a Roma uno studente del classico in cinque anni spende circa 2.100 euro, quindi 600 euro in più rispetto al tetto stabilito dal ministero. E da oggi, la Guardia di finanza ha avviato i controlli a tappeto nelle librerie di otto città per verificare l’adeguamento dei prezzi alle disposizioni dell’Antitrust.I consigli per risparmiare. Visto l’aumento, l’unica soluzione è cercare di risparmiare. “La prima cosa è scovare i mercatini dell’usato: qui si può risparmiare anche il 30% e magari si riesce a vendere qualche libro vecchio” consigliano dall’Adiconsum. Altra cosa da fare, spiegano dall’associazione dei consumatori, è informarsi nelle scuole: per le famiglie con un reddito inferiore ai 15 mila euro ci sono delle agevolazioni economiche, come per i più meritevoli, che possono recuperare dei bonus da spendere in libri di testo. Anche per la Mdg Junior ci sono delle scorciatoie per abbattere il caro-libri. “Non comprate subito i testi - consiglia Rosi Battaglia, curatrice della ricerca - sopratutto per i primi anni delle medie e del biennio superiore, conviene aspettare che l’anno sia iniziato e controllare: primo, se i libri saranno effettivamente utilizzati e secondo, aspettare che il Ministero verifichi il tetto massimo di spesa”. In più Battaglia ricorda che i libri si possono anche noleggiare, risparmiando anche fino al 50% in meno.
Aumenti per le scuole superiori. Anche per le superiori dal dossier emerge il dato che la maggior parte delle scuole - oltre il 50% - non è riuscita ad adeguare per tempo ai tetti di spesa ministeriale il costo complessivo dei testi in adozione. Sono, comunque, da segnalare dei miglioramenti rispetto allo scorso anno: in alcune scuole superiori a Palermo e Milano sono stati ampiamente rispettati i budget nei limiti prefissati dal ministero. Mentre permangono i casi eclatanti, come a Roma, dove a molti genitori capiterà di dover sborsare, per il quinquennio al liceo classico del proprio figlio, ben 2.100 euro, oltre 600 euro sopra il tetto stabilito dal ministero. Per quanto riguarda i licei scientifici, si nota un allineamento generale alla tabella di viale Trastevere, con una diminuzione delle forti escursioni dello scorso anno.
Gli istituti tecnici. Dai rilevamenti effettuati sugli istituti tecnici, rimangono grandi differenze da una città all’altra, ma si può invece notare, in generale, una forte diminuzione dei budget, soprattutto rispetto allo scorso anno. Tutti i campioni rilevati da Mdc Junior superano il tetto di spesa ministeriale, ma rimangono entro il 10% di aumento, tranne l’eccezione di Milano, con quasi 300 euro in meno rispetto alle indicazioni. Valutando poi i costi del biennio comune a tutti gli indirizzi, in media 7 scuole su 10 non rientrano nei parametri di legge con variazioni dal 4 al 23% in più. Anche se appare, finalmente, qualche scuola virtuosa: il biennio tecnico a Milano che può delinearsi a quota 287 euro, contro i 460 euro del tetto ministeriale e quasi la metà di Roma e Palermo per lo stesso indirizzo, o come il ginnasio classico palermitano che risparmia oltre 200 euro rispetto al budget previsto.
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Ago. 6, 2008
Il petrolio cala, la benzina no. Nell’ultimo mese il prezzo del greggio è sceso di quasi il 20%, passando dai 147,27 dollari al barile sul mercato di New York dell’11 luglio ai circa 120 dollari della seconda settimana di agosto. I carburanti, invece, sono scesi in media soltanto del 5%. Le associazioni dei consumatori hanno fatto sentire la loro voce. Il prezzo dei carburanti, denuncia il Codacons, «dovrebbe calare immediatamente del 15% ed il fatto che ciò non sia avvenuto accentua i sospetti di cartello e di speculazione a danno degli utenti. Proprio per questo motivo chiediamo all’Antitrust di intervenire con urgenza per accertare cosa avviene nel settore dei carburanti in Italia e perché il prezzo non scende come dovrebbe».
I prezzi non tornano
I prezzi consigliati dei carburanti, ossia quelli di riferimento che le compagnie petrolifere indicano ai gestori, oscillano tra 1,481 e 1,489 euro al litro. Il 15 luglio sulla scia del caro-greggio erano saliti fino a quota 1,56 euro, il livello più alto mai raggiunto. Rispetto a questo picco, il calo a oggi si aggira sui 7 centesimi al litro. Troppo poco, dicono i consumatori. Ai primi di maggio, quando il petrolio era sui livelli attuali, la benzina viaggiava su quota 1,47 euro/litro, il gasolio su 1,45. Il prezzo della benzina deve scendere a 1,40 euro al litro, dicono Adusbef e Federconsumatori, che hanno rivolto un appello alle compagnie. Il nostro invito, spiegano le associazioni, «è rivolto anche al Governo, affinché avvii verifiche e sanzioni tese a colpire ogni forma di speculazione in questo settore, soprattutto in una fase delicata come questa, in cui migliaia di famiglie si metteranno in viaggio. Ed è necessario accelerare al massimo il processo di liberalizzazione della distribuzione dei carburanti, arrivando ad avere sul territorio almeno 2000 pompe bianche». I distributori indipendenti esistono già e consentono un risparmio di circa 7-8 centesimi al litro. Per sapere dove sono, puoi consultare la lista aggiornata al 6 agosto.
È colpa di Robin Hood
Ma perché le compagnie petrolifere si comportano così? Il sospetto è che stiano “scaricando” sul prezzo dei carburanti il costo della Robin Hood Tax. Si tratta di una tassa che il governo ha imposto per colpire gli extraprofitti, cioè la plusvalenza realizzata dagli stock di greggio comprati a basso prezzo. L’aliquota Ires sale dal 27,5% al 33%. La tassa servirà ad aiutare gli anziani e le fasce deboli. Proprio il 5 agosto il Parlamento ha approvato in via definitiva la manovra finanziaria, che comprende la Robin Hood Tax. Ecco come va avanti la politica demagogica del Governo Berlusconi.
La protesta a settembre
Intanto a dicembre è nato il “Comitato nazionale vittime della benzina”, che ha lo scopo di lottare contro le speculazioni sui prezzi dei carburanti. Ieri è stato eletto presidente il segretario del Codacons, Francesco Tanasi. «Abbiamo già chiesto al governo di eliminare le accise sulla benzina – ha dichiarato - per ridurre i prezzi alla pompa e di intervenire capillarmente per attuare un reale abbassamento dei prezzi. I risultati, al momento, sono scadenti, dunque continueremo a lottare, perché i carburanti non possono diventare dei beni di lusso». Se la benzina non calerà, dopo le ferie tutti a Roma. A settembre è annunciata una manifestazione di protesta nazionale.
Il mistero del cambio
Altra questione è quella sul mistero del cambio . Il prezzo del petrolio è espresso in dollari. Negli ultimi otto anni l’euro si è rafforzato sul dollaro, in particolare nel 2000 per comprare un dollaro ci voleva un euro e 20 centesimi, adesso per comprare lo stesso dollaro bastano 64 centesimi. Sempre nel 2000 un barile costava 30 dollari (36 euro circa), adesso il barile costa circa 120 dollari (poco più di 77 dollari). La domanda è: per quale motivo, nonostante il cambio euro-dollaro sia sempre più a nostro favore, il prezzo della benzina pagata in euro forte sale anche se il prezzo al barile del petrolio è valutato in dollari deboli? Il problema rimane un mistero: al momento nessuno ha ancora dato una risposta.
